Esami, i nuovi criteri fanno discutere

di Roberto Sammito

Il 6 maggio l'Università di Catania, attraverso la delegata alla didattica Bianca Maria Lombardo, ha suggerito ai direttori di dipartimento di specificare i criteri di valutazione utilizzati per esaminare gli studenti. Questa misura, voluta per tutelare gli studenti, ha suscitato le perplessità del professor Francesco Coniglione

Fa discutere il regolamento d'Ateneo che introduce nuovi criteri di valutazione degli esami all'Università di Catania. Nella scheda di valutazione dello studente, insieme ai programmi di studio e agli obiettivi formativi, bisognerà specificare i criteri scelti per misurare la preparazione degli studenti. Tra questi: adeguatezza di espressione in merito ai contenuti ed al metodo, capacità di rielaborare le conoscenze, capacità di approfondimento critico e capacità di trasferire le conoscenze ai contesti operativi.

«Il problema non è il regolamento in quanto tale, potrebbe essere corretto darsi dei criteri», spiega il professor Francesco Coniglione docente di Storia della filosofia al dipartimento di Scienze della formazione. «Ciò che mi è sembrato strano è la lettera ricevuta in cui si elencavano questi criteri in maniera eccessivamente descrittiva». Secondo il docente questi criteri sono sempre stati usati e non era necessario una così minuta descrizione, «dalla mail sembra che i docenti non siano in grado di valutare la prestazione dello studente».

Difende la scelta la delegata alla didattica dell'ateneo catanese, la professoressa Bianca Maria Lombardo, secondo la quale questo regolamento serve a tutelare gli studenti che potranno finalmente conoscere i criteri con cui vengono valutati. «Che ci siano problemi nell'assegnazione dei voti non si può nascondere – spiega Lombardo - così ho suggerito ai direttori dei dipartimenti e ai presidenti dei corsi di studio di specificare i criteri su cui i docenti basano la valutazione. Mi sembra una prassi corretta a tutela degli studenti».

Quella che per la delegata alla didattica è attenzione e correttezza verso gli studenti per il professor Coniglione si traduce in ipocrisia: «Chi controlla l'interpretazione che il docente dà di questi criteri nel momento in cui fa la valutazione? Ci mettiamo un carabiniere o un giudice del Tar? In fin dei conti questa elencazione si risolve in un'ipocrisia complessiva che non cambia la vita dello studente».

Nell'intenzione dell'Ateneo sono i direttori dei dipartimenti e i presidenti dei corsi di laurea a dover vigilare sul corretto svolgimento degli esami. «Ma soprattutto – precisa la delegata alla didattica - sono gli studenti che devono dichiarare come sono andati gli esami attraverso il questionario di valutazione . Se un docente riceve delle valutazioni negative qualcuno interverrà. I ragazzi devono parlare, spesso hanno paura oppure credono che non serva a nulla. Io ascolto tutti, se avete problemi parlate», ricorda Lombardo.

«Secondo me andrà a finire che ciascun docente sceglierà uno o due di quei criteri, gli altri resteranno sulla scheda e non serviranno a nulla», commenta Coniglione. «Abbiamo aggiunto al carico di prescrizioni dell' Anvur e del Miur ulteriori incombenze, tendiamo ad una forma di liceizzazione progressiva e galoppante», conclude il docente.