Mafia Spa

di Enrico Di Grazia

Quanti negozi a Catania pagano il pizzo? Ci sono dei vantaggi per coloro che sottostanno al racket? Può il consumatore medio dare un contributo contro questo fenomeno che attanaglia il mondo imprenditoriale? A queste domande abbiamo cercato di dare una risposta nella seconda puntata di La mafia è un fatto umano. Ospiti Chiara Barone di Addiopizzo Catania, Giovanni Salvi, Procuratore della Repubblica di Catania e Fabio D'Agata, imprenditore che non ha mai ceduto al ricatto del pizzo

Il patrimonio ed i capitali accumulati fanno della Mafia Spa la prima azienda italiana per fatturato ed utile netto. Il pizzo, in particolare, garantisce la quotidianità della mafia che finanzia gli stipendi degli addetti e i servizi a loro dedicati. L’estorsione conferisce prestigio ai clan, oltre a misurare il tasso di omertà di un quartiere, di una città.

«Secondo i dati di SOS Impresa – spiega Chiara Barone di Addiopizzo Catania durante la seconda puntata di La mafia è un fatto umano l’80% dei negozi a Catania sottostà al racket. Inizialmente il malvivente si presenta al negoziante con un’offerta iniziale altissima e improponibile. In un secondo momento arriva l’amico buono che ti fa credere di aver agito nel tuo interesse facendo abbassare le pretese, e dato che la seconda richiesta sembra abbordabile rispetto alla precedente, succede che il negoziante cede per togliersi un peso. Il problema è che l’estorsione di denaro è solo l’inizio. In seguito arrivano altre richieste, come quella di rifornirsi da imprese mafiose oppure di dover dare posto di lavoro a qualcuno di questi soggetti poco raccomandabili». Questo problema riguarda anche i consumatori , perché «per recuperare i soldi perduti – conclude Chiara Barone – il negoziante può decidere di alzare i prezzi della merce o diminuire le assunzioni».

Ma perché questo fenomeno è così diffuso se, come spiega Fabio D’Agata, imprenditore catanese che si è sempre affidato alle forze dell’ordine contro le estorsioni, oggi non si rischia nulla denunciando? «In primis è una questione di cultura – precisa D’Agata – in quanto molti negozianti si portano dietro il pizzo da generazioni e non fanno nulla per evitarlo. E poi ci sono molti che pagano perché gli conviene , perché ottengono una serie di vantaggi che non esisterebbero operando nella legalità». «I vantaggi per l’impresa che si affida alla mafia – ha detto il Procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi – sono di vario genere: non avrà problemi sindacali, potrà regolare una serie di rapporti in nero o avvalersi dell’organizzazione criminale per avere un subappalto, o in alcuni casi per riscuotere crediti attraverso l’intimidazione».

Il danno che ne riceve l’imprenditoria catanese è enorme, ma «il cittadino non lo percepisce – ha aggiunto il Procuratore Salvi – perché dall’esterno si vedono semplicemente aziende che lavorano. Voglio fare un esempio che possa arrivare agli studenti. La Sicilia in questi anni ha beneficiato di ingenti somme di denaro da parte dell’Unione Europea da investire nella formazione, ma una grossa fetta è stata assorbita dall’illegalità. Da tutto questo ne è derivata un’intera generazione di giovani che non è formata come dovrebbe e che avrà difficoltà a entrare nel mondo del lavoro. Dunque anche se non si ha una percezione immediata, è tutto il sistema ad essere danneggiato, quello universitario così come quello imprenditoriale. Ecco perché si deve puntare alla legalità anche come occasione di rilancio produttivo».


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