La confisca non basta

di Enrico Di Grazia

“Occorre spezzare il legame esistente tra il bene posseduto ed i gruppi mafiosi, intaccandone il potere economico e marcando il confine tra l’economia legale e quella illegale”. A dirlo era Pio La Torre, lo stesso che propose la confisca dei beni ai mafiosi. Nella prima puntata di La mafia è un fatto umano indaghiamo questo importante strumento per la lotta al crimine organizzato

Un nuovo futuro per la Riela – La vicenda della Riela Group, caso più unico che raro di grossa azienda strappata alla mafia etnea, fino al ‘99 era una delle imprese più importanti in Sicilia. La mala amministrazione e il boicottaggio degli ex proprietari l’ha messa in ginocchio togliendo lavoro ai venti lavoratori rimasti. Ma adesso per loro si apre una prospettiva nuova. “Certo, la vicenda poteva andare diversamente – ha detto Maurizio Marino, che si è fatto portavoce degli ex dipendenti dell’azienda di trasporto – ma quello che importa è che adesso gli ex lavoratori della Riela Group si siano costituiti in cooperativa. Non opereremo più nel settore dei trasporti ma faremo da supporto logistico per procedure di confisca e di sequestro. Offriamo una serie di servizi per la valorizzazione e la messa in sicurezza di beni che appartengono al patrimonio dello Stato, utilizzando il vecchio impianto di Belpasso ma cambiando quel nome che ci portiamo dietro come un fardello”.

Cosa accadrà alla Geotrans? – L’ultima azienda passata dalle mani della mafia a quelle dello Stato, è la Geotrans. Le indagini per il maxiprocesso Iblis hanno portato alla luce un accordo tra il clan degli Ercolano e quello campano dei Casalesi per il monopolio della distribuzione ortofrutticola al sud Italia. Dopo le oscure peripezie vissute dalla Riela, è possibile auspicare un futuro più roseo per i trenta dipendenti della Geotrans? “Oltre al sequestro si deve pensare alla sopravvivenza dell’impresa – ha dichiarato il Procuratore della Repubblica di Catania, Giovanni Salvi –. Parliamoci chiaro: ci sono aziende che non possono sopravvivere, perché esistevano solo in quanto imprese illegali, ma non è il caso della Geotrans. In questo caso è necessario che amministratori e autorità giudiziaria si mostrino presenti sin da subito perché non venga revocato il credito dalle banche e perché i fornitori non si tirino indietro. Gli organi dello Stato comprendano che questa è la sfida su cui ci giochiamo la faccia, altrimenti rischiamo di apparire come coloro che distruggono ricchezze anziché crearle”. Una delle cause principali che portano al rapido collasso delle aziende sequestrate, è l’immediata chiusura della linee creditizie da parte delle banche. “Lo Stato – ha dichiarato Maria Luisa Barrera, portavoce Officina beni confiscati di Libera Catania – dovrebbe rappresentare una garanzia di legalità e sviluppo, invece per qualche strano meccanismo le banche si tirano subito indietro non appena un’azienda viene sequestrata ai mafiosi”.

Agenzia dei beni confiscati sguarnita e poco trasparente – Riflettori puntati sull’Agenzia nazionale dei beni confiscati, attualmente orfana di un direttore e dunque non operativa, che è nata nel 2010 con tanti buoni propositi ma che “da subito è apparsa carente di strumenti, personale competenze specifiche”, stando a Pasquale Pacifico, presidente dell’ANM della sezione di Catania e Sostituto Procuratore della Dda di Catania. “Inoltre gli amministratori giudiziari – prosegue –, scelti secondo criteri soggettivi dai magistrati, spesso sono ottimi commercialisti e ragionieri ma non hanno le abilità imprenditoriali necessarie a portare avanti un’azienda. Come ANM ci facciamo promotori di un dibattito sulla creazione di un albo degli amministratori giudiziari”. I problemi non mancano nemmeno nel caso di assegnazione dei beni immobili. Secondo Barrera “il problema è la mancanza di trasparenza iniziale. E’ facile andare sul sito dell’Agenzia e vedere la quantità dei beni immobili confiscati, ma nel dettaglio non è dato conoscerne la tipologia. Occorre quindi che ogni Comune abbia un elenco dei beni consultabile da chiunque”.


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07 giugno 2014
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