Jack on Tour 2015, Nicolò Carnesi @ Catania

di Barbara Oliveri

Radio Zammù ha seguito per voi lo showcase privato di Nicolò Carnesi per la quarta tappa del Jack on Tour 2015 a Catania: sessanta minuti di live intimista, sessanta minuti a mordere le nuvole


Ventotto è il numero perfetto, lo dicevano i Greci, e lo diciamo anche noi. Ventotto febbraio, ore 18.30, Mutazioni Tattoo Shop. Il Jack on Tour ci porta i nostri artisti preferiti sotto casa, in un locale intimista, con luci calde, ambrate, come il whisky che odora già di musica e profuma di spezie che arrivano da chissà quale galassia (forse quella nell’armadio di Carnesi?) o da chissà quale minuscolo puntino desertico dell’Africa Orientale. E il ventotto febbraio è il turno de Le luci della centrale elettrica e di Nicolò Carnesi. 

Palermitano, cantautore, chitarre e sintetizzatori, il suo ultimo lavoro è “Ho una galassia nell’armadio”, e corre forte, verso mondi indefiniti. Arriva a Catania, skinny jeans neri, giacca dello stesso colore, ricci scuri in testa. Il locale è già pieno di gente col pass attaccato al collo, anche se si comincia in ritardo. Le fan che hanno vinto lo showcase grazie al contest Jack Daniel’s on line, sono già in prima fila, davanti a loro Donato Di Trapani e la sua tastiera, e Nicolò. Imbraccia la chitarra, comincia a cantare. Cerchiamo di scattare qualche foto, dietro di lui le luci ci impediscono scatti che andrebbero altrimenti dritti dritti su Instagram, ché non c’è nemmeno bisogno del filtro Vintage, qui. La location è un tatoo shop: dietro a Nicolò tatuaggi colorati messi su cornice, e una finestra che comincia a bagnarsi appena. C’è chi conosce le parole dei testi a memoria, e le sussurra piano, chi le canta proprio e chi si limita a battere il tempo col piede. 

Fuori comincia a piovere, «adesso però mi dovete aiutare con le mani», Nicolò si avvicina al microfono, parte Mi son perso a Zanzibar e noi battiamo le mani seguendo il ritmo. Levati, Ho una galassia nell’armadio, Proverbiale, Il colpo, la scaletta è morbida è avvolgente, è la sciarpa familiare che ti scalda quando sei all’estero e ti sorbisci l’ennesimo acquazzone col sole, pensando che vorresti essere a casa. «Tornare a casa è chiudermi dentro, fermarmi, e scrivere», Nicolò canta “Levati di dosso quella noia quando è sabato sera ché il centro di Palermo non offre mai di meglio”, e parla di casa sua, Palermo. Mentre canta chiude gli occhi e stasera a Catania c’è un pezzetto di galassia, e siamo tutti dentro quell’armadio, tutti bohémien.