A che serve essere vivi, il teatro di Pippo Fava

di Carmen Valisano

A trent'anni dall'omicidio del giornalista, drammaturgo e scrittore catanese, viene oggi alla luce la raccolta completa dei suoi testi teatrali. Un'opera in tre volumi, curata da Massimiliano Scuriatti, che include anche alcuni lavori inediti mai portati sul palco

«Per una volta parliamo di Giuseppe Fava non solo come giornalista, ma come drammaturgo». Massimiliano Scuriatti - scrittore e autore televisivo - ha curato A che serve essere vivi. Tutto il teatro vol. 1, la raccolta delle opere del cronista ucciso da Cosa nostra trent'anni fa. Ne emerge un quadro diverso di Fava, tratteggiato grazie alle interviste e ad alcuni materiali rimasti finora privati e pubblicati per volontą della famiglia. 

«Per parlare del teatro di Giuseppe Fava abbiamo invitato gli attori che a suo tempo hanno lavorato con le varie compagnie a partire dal 1976 - racconta Scuriatti - Fava ha usato la penna non soltanto come giornalista, ma anche come scrittore di teatro». Un impegno che non č stato «un momento fugace della sua carriera» ed č stato drammaticamente interrotto la sera del 5 gennaio 1984

Sedici testi, sei dei quali mai portati su un palco, nei quali «al centro si trova l'uomo, calato in svariati ambienti - prosegue Massimiliano Scuriatti - L'aula di giudizio, il rapporto uomo-donna, la claustrofobia del teatro». A riunire le due anime - il cronista e lo scrittore - di Fava č l'obiettivo della sua scrittura: «Riflettere sulla condizione dell'uomo».

25 giugno 2014
00:08:36