«Faccio il lavoro più bello del mondo». Cecilia Strada racconta Emergency

di Renata Giordano

In occasione del XVI incontro nazionale di Emergency, che si terrà a Catania dal 22 al 24 Giugno, la Presidente Cecilia Strada è intervenuta ai nostri microfoni per raccontarci del lavoro svolto nelle aree più povere e martoriate del pianeta, ma anche all'interno dei nostri confini.  "Venite agli incontri, avvicinatevi ai banchetti per parlare con i volontari e, se vi piace il nostro lavoro, pensate di fare un pezzetto di strada con noi" dice, rivolgendo lo sguardo all'attuale dibattito in tema di immigrazione e cittadinanza. 

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«Curiamo senza discriminazioni, al meglio delle nostre possibilità e gratuitamente. Abbiamo curato 8 milioni di persone e da 10 anni lavoriamo anche in Italia, perché nonostante il diritto alla salute debba essere garantito a tutti, di fatto ci sono molte persone, italiani e stranieri, che non riescono ad accedere al sistema sanitario»

Cecilia Strada sceglie di descriverci così il lavoro di Emergency, la onlus fondata nel 1994 dai suoi genitori, Gino Strada e Teresa Sarti, che quest’anno ha deciso di organizzare la sedicesima edizione dell’Incontro Nazionale di EMERGENCY proprio a Catania.
Dal 22 al 25 giugno, tre giorni di incontri , dibattiti, mostre e concerti con lo scopo di far conoscere l’impegno umanitario che l’associazione umanitaria giornalmente garantisce nelle zone di guerra, ma anche in Italia.
Una lunga chiacchierata che ci ha portato a riflettere anche sui temi più importanti inseriti nell’agenda politica del nostro paese.
Il comune denominatore di Cecilia Strada e della squadra di Emergency per valutare i temi dell’immigrazione e della cittadinanza è restare umani, riscoprire la nostra umanità e dimenticare tutto il resto, anche le differenze che in realtà, come le suggerisce suo figlio, non esistono, anche le ideologie, le strumentalizzazioni politiche e soprattutto gli insulti, “sintomo di un dibattito che va completamente riscritto”.
Oltre all’opportunità di adottare un nuovo sistema di acquisizione della cittadinanza, tema ritornato alla ribalta delle cronache nazionali per via dei fatti successi in Senato durante la discussione del ddl sullo ius soli, la presidente di Emergency ha condiviso con Radio Zammù il suo pensiero sul moderno spettro che s’aggira in Europa, il populismo, che si nutre della mancanza di informazioni e che impone una riflessione intelligente sulle conseguenze dell’emarginazione degli europei senza identità.
Sulla vicenda legata alle dichiarazioni del procuratore Zuccaro sul sospetto di una collusione tra le ONG impegnate nel salvataggio di migranti e i trafficanti libici Cecilia risponde «È giusto indagare se si sospettano dei crimini e le organizzazioni serie sono le prime interessate a che venga fatta fuori la mela marcia, ma il cuore del discorso sono le persone che rischiano di annegare e dobbiamo scegliere se salvarle oppure no, poi possiamo e dobbiamo parlare di qual è l’accoglienza giusta e dignitosa per tutti.».

Cecilia vuole togliere un po’ di ossigeno all’ignoranza con l’arma della cultura e questa è la ragione che ha spinto e spinge Emergency a organizzare banchetti, incontri e dibattiti, proprio come avverrà a Catania.
«Ho avuto l’opportunità di vedere con i miei occhi quello da cui si scappa, chi scappa, guardare in faccia le vittime e ascoltarne le storie, ho avuto la possibilità di conoscere un ragazzino adesso adulto che Emergency ha salvato dalle mine antiuomo in Iraq. Vedere le sue foto e quelle dei suoi figli mi ricorda che questo è il lavoro più bello del mondo. E tutti possono avere la stessa opportunità, tutti possono dare una mano perché tutti costruiscono Emergency, dal medico che va in Afghanistan a chi resta in Italia e organizza una festa per parlare delle nostre attività.»

20 giugno 2017
00:19:12