Davide D'Aiello: «La Primiero Dolomiti Marathon sarà il mio banco di prova»

di Mauro Gemma

Tra paesaggi mozzafiato e allenamenti estenuanti, nell'immediato futuro del runner Davide D'Aiello c'è una nuova sfida. Ha cambiato allenamento e approccio per «gare più veloci e totalmente 'corribili'»

Un matrimonio, un nuovo team e la Primiero Dolomiti Marathon.

Il runner catanese Davide D’Aiello è tornato ai nostri microfoni mettendo in fila tutti gli ingredienti che hanno condito gli ultimi mesi della sua vita privata e da atleta.

Ha cambiato allenamento e tipo di corsa, mettendo da parte il trail puro, per concentrarsi su «gare più veloci e totalmente corribili».

La prossima sfida sarà la Primiero Dolomiti Marathon. Quello del 7 luglio «sarà un test per capire se posso lanciarmi nella corsa in montagna oppure preferire il trail, quindi uno sport più da forza fisica». 

Un banco di prova per chiunque, visto che storicamente questa gara “offre” già i suoi ostacoli; per il corridore catanese però sarà la prima volta in questa nuova specialità.

D’Aiello ha cambiato alimentazione e modalità d’allenamento per adeguare il suo fisico alle nuove esigenze. Nei primi mesi di training le difficoltà si sono fatte sentire: fibre muscolari affaticate e necessità di un riposo maggiore. Ma adesso lo switch sembra completato.

I consigli di un amico nutrizionista e sessioni di allenamento che guardavano alla velocità - oltre che alla resistenza – lo hanno reso più consapevole dei suoi mezzi.

Al centro ovviamente la corsa, la competizione, ma questo sport regala anche emozioni di altro tipo. 

Oltre ai benefici fisici - «Bisogna fare sport. Il nostro fisico ha bisogno di stare bene e lo sport è alla base di tutto» dice D’Aiello - la corsa in montagna gli regala sensazioni uniche: «Il paesaggio? Quello che riescono a regalarti le Dolomiti è qualcosa di indescrivibile. Ogni volta che torno a casa lascio il cuore lì».

Un po’ di delusione si coglie quando parla di trail in Sicilia: «Cosa manca qui da noi? Sicuramente non lo “spazio”. Manca la mentalità che ci permetterebbe di fare il salto di qualità e far venire gente da ogni parte a correre sulle nostre montagne. Chissà, magari col tempo…».

Prima di salutarci qualche consiglio ai giovani per smentire il mito del super-allenamento - «Bisogna correre, certo, ma anche riposarsi: il riposo è alla base di tutto. Serve ascoltare il proprio corpo» - e un augurio a se stesso in vista dell’impegno in Trentino: «Mi auguro di divertirmi e stare bene durante la corsa. Se sto bene, riesco a raccogliere qualche risultato».