«Il caso Medicina mi ha molto addolorato»

di Roberto Sammito

Dopo i primi nove mesi di mandato il rettore approfitta dell'invito di Radio Zammù per confrontarsi su alcuni temi caldi delle ultime settimane. La selezione per i dottorati e il caso degli esami falsi a Medicina sono alcune delle questioni affrontate

«In questi primi nove mesi ho imparato il mestiere, rettori non si nasce», ha esordito così il rettore Giacomo Pignataro intervistato su Radio Zammù. Dopo un'ironica e irriverente interrogazione a cui è stato sottoposto dai conduttori di Sotto a chi prof il rettore ha anche risposto ad alcune domande su questi primi mesi di mandato e sui temi che più hanno fatto discutere negli ultimi mesi. L'accesso all'università attraverso il numero programmato, il caso degli esami truccati al Dipartimento di Medicina e le amare polemiche per l'accesso all'ultimo ciclo di dottorato sono state alcune delle questioni su cui si è confrontato.

 
Il futuro dell'Università
dovrà essere partecipato e discusso, per questo il rettore ha annunciato una serie di appuntamenti importanti per la comunità universitaria. «A gennaio ho intenzione di indire una conferenza d'ateneo che non sarà una semplice assemblea ma sarà organizzata in diversi momenti per discutere i risultati della valutazione della ricerca, per presentare un'analisi di contesto che riguarda anche le prospettive occupazionali e proporre una serie di misure che vogliamo calendarizzare. Daremo vita ad un'attività di programmazione importante con obiettivi chiari soprattutto in materia di ricerca».

Parlando di numero programmato il rettore ha sottolineato che lo ritiene un male necessario, che però può essere rivisto e quindi verranno ascoltate le proposto e le osservazioni di tutti. «Stiamo valutando con i direttori di dipartimento anche l'eventualità di differenziare l'accesso ai corsi nonostante la normativa sia rigida. Il punto è che in presenza di un corso a libero accesso qualora il numero degli iscritti fosse superiore alle disponibilità avremmo problemi. Il numero programmato è un male necessario, per quanto è nelle mie possibilità, e di questo ateneo, faremo in modo di non avere arretramenti sulle opportunità e sul diritto d'accesso all'istruzione universitaria. Se davvero non vogliamo far diventare questa terra un deserto noi dobbiamo dare queste opportunità. Si può discutere sull'accesso ma il punto è avere più risorse per estendere le opportunità».

Le selezioni per il XIX ciclo di dottorati sono state caratterizzate da una coda di polemiche nate dopo la pubblicazione su Live Catania di due lettere di amare critiche da parte di due studentesse che criticavano i criteri di selezione (lettera 1, lettera 2). «Chiariamo subito una cosa. In tutto il mondo l'accesso al dottorato non è immediatamente successivo alla conclusione del corso di laurea. Io stesso ho conseguito il dottorato in Inghilterra ma prima accedere a questo ho svolto un master post laurea. È così dappertutto nel mondo, è normale e questo accade in tutto il paese. Tenete conto che i dottorati che hanno una forte proiezione internazionale cercano di selezionare soprattutto sui titoli perché è difficile organizzare con persone che vivono all'estero le prove di selezione. Naturalmente siamo sempre disponibili a rivedere a ripensare. L'Anvur sta predisponendo dei requisiti d'accreditamento a cui ci conformeremo. Sull'alto costo per partecipare alla selezione vi dico che mi impegno a ridiscuterlo».

Esami truccati al Dipartimento di Medicina. «È un caso che mi ha creato grande sofferenza. Non appena siamo stati informati attraverso un anonimo abbiamo immediatamente avviato un'indagine interna. In 24 ore abbiamo accertato che i fatti denunciati dall'anonimo corrispondevano verità e abbiamo denunciato tutto alla procura e reso pubblico il fatto perché non vogliamo nascondere nulla sotto il tappeto. Se avete anche un minimo indizio di comportamenti errati per favore diteci tutto, assicuriamo l'anonimato. Non abbiamo intenzione di nascondere nulla. Abbiamo messo su un ulteriore sistema di filtri ma l'infedeltà di un dipendente può accadere. Adesso abbiamo controlli tali che lo stesso atto venga verificato da più persone per evitare che possa riaccadere. Siamo determinati a reprimere ogni fatto di questo tipo».

28 dicembre 2013
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