Brunori Sas: «aspettatevi di tutto»

di Barbara Oliveri

Primo aprile duemilaquindici, Teatro Metropolitan, Catania, ore 21.30. Sono le coordinate per la mossa vincente dell'ultima sfida di Brunori Sas: un tour teatrale partito da Pesaro che piega le canzoni all’aritmetica, le parole alla ragioneria

E alla fine si è piegato anche lui alle logiche del mercato, forse non al televisore al plasma e al divano cammellato, però: «io sono un pantofolaio convinto, purtroppo piegato dalle logiche dello spettacolo, ad andare in giro». In giro col nuovo tour teatrale tra musica e cabaret BRUNORI SRL una società a responsabilità limitata, che farà riempire le poltroncine del Teatro Metropolitan a Catania, oggi primo aprile. E non è uno scherzo. «O forse sì... aspettatevi di tutto», Dario Brunori ci anticipa così lo spettacolo di stasera e ci racconta un po' il suo ultimo lavoro, Il cammino di Santiago in taxi.

Il nome dell'album lega insieme «da un lato la pigrizia atavica che mi porto dietro geneticamente, dall'altro questa mia impazienza, questo mio desiderio di raggiungere i miei obietti e di voler subito arrivare al sodo», ed è stato registrato interamente in un convento di Belmonte Calabro: «abbiamo deciso di fare questa scelta un po' anni Settanta perché ci piaceva l'idea di allestire una sala prove in un luogo ampio in cui mettere tutti gli strumenti e poterci divertire, perché volevamo avere la possibilità di riproporre quell'energia che esce fuori dal vivo e poterla imprimere in registrazione». Spontaneità è, di fatto, la parola d'ordine per entrare dentro alle undici tracce di Il cammino di Santiago in taxi. E poi, «credente o non credente – spiega Brunori – la chiesa ha un suo fascino che sicuramente è entrato nelle registrazioni, quantomeno nel creare l'ambiente giusto per suonare». Si sono chiusi lì, Brunori e il suo produttore Taketo Gohara, per venti giorni, insieme ad amici, come in una comune francese, come in un ritiro, fuori dal mondo, a far discutere tra loro chitarre e tastiere.

«Prima di scrivere il disco mi sono appassionato a registi che conoscevo poco, alle piccole produzione indipendenti, mentre a livello musicale Bon Iver, LCD Sound System... vivo questa schizofrenia tra il mio lato da ascoltatore che non c'entra niente col mio lato da autore», Dario ride.

Gli piacciono un sacco anche «i colleghi» Colapesce e Carnesi, «le cose e le persone curiose». Ed è pure un po' hipster. «Sono diventato un hipster mio malgrado», dice, in realtà si vestiva semplicemente male, «coi maglioncini orribili comprati dalla zia e le camicie a quadretti». E adesso che è uscito fuori che è anche un trendsetter, con quei baffi e quegli occhiali grossi da pentapartito, ci sorride su e la vede come un gioco, «com'è giusto che sia». E com'è giusto che sia arriviamo anche alle affermazioni compromettenti: «potrei fondare il Movimento degli Hipster Inconsapevoli». E agli amichevoli inviti allo spettacolo al Teatro Metropolitan: «siamo tutti responsabili, se vi piace è merito mio se non vi piace è colpa vostra!».