Un millimetro in là. Intervista sulla cultura a Marino Sinibaldi

di Enrico Di Grazia e Roberto Sammito

«La cultura è l'arma per liberarsi, per non essere schiavi», ha esordito così il direttore di Radio 3 durante la presentazione di Un millimetro in là. Il giornalista ha conversato con il pubblico del festival A tutto volume e ha sottolineato come internet e le nuove tecnologie hanno aumentato le nostre possibilità di accesso alla cultura

Un millimetro in là. Intervista sulla cultura, non è un libro che parla di cultura ma di come e perché farla. La cultura è la condizione necessaria per autodeterminare la propria vita e per liberarla. Ma le tecnologie, i linguaggi, le modalità di creazione e di trasmissione hanno cambiato rapidamente e in profondità il modo di farla e di fruirla. «Nelle nostre librerie ci sono pochi cd ma abbiamo tanta musica come mai prima d'ora», sottolinea Sinibaldi. «Mi piacerebbe che lo spazio vuoto lasciato dai cd venisse riempito dai libri. Purtroppo però insieme alle nostre taglie l'unica cosa che cresce nelle nostre case è lo schermo dei televisori».
Quindi nonostante la grande disponibilità di contenuti, la nostra conoscenza si può arricchire tanto solo se si è disposti ad andare in profondità. Dovremo avere un pensiero il più lungo e il più largo possibile. Lungo nel tempo, verso il futuro, e largo nello spazio, nell’apertura alle differenze.

«Un millimetro in là non è un vero è proprio libro, io dico che è un non libro. È una lunga conversazione, è una cosa nata a Radio 3 nello stile delle conversazioni alla radio. Porta con sé un forte elemento di libertà come quella della radio e dell'oralità», ha spiegato Sinibaldi durante una piacevole intervista su Radio Zammù.

In questo libro lei si interroga sul futuro della cultura alla luce dei cambiamenti tecnologici, si chiede cosa diventeremo, si interroga non sulla fine ma sul fine.
«La rete oggi ci offre la larghezza. Le ultime generazioni hanno una possibilità che nessun'altra generazione ha mai avuto. Spesso i giovani vedono nubi sul futuro, è comprensibile. Ci sono molte ragioni, soprattutto economiche e legate al mondo del lavoro, ma per il resto hanno delle possibilità di accesso alla conoscenza e alla cultura che nessuna generazione ha mai avuto. Tutta l'umanità ha sognato di poter comunicare come facciamo noi: immediatamente, liberamente, esattamente e senza limiti».

L'estensione della rete si contrappone alla necessità di profondità, alla voglia di andare a fondo, scoprire le differenze e l'alterità. Ne siamo in grado?
Purtroppo la profondità non è garantita da questo nostro linguaggio, la grande ampiezza mette un po' a rischio la profondità. Quando siamo in rete spesso siamo più superficiali o leggeri che nel resto della vita. Questo qualche rischio lo comporta.

E la radio? Come è cambiata grazie alla tecnologia?
La radio è già cambiata più di tutti i mezzi di comunicazione. La radio era un mobile che stava al centro della casa e ora è diventata immateriale. La televisione è sempre uguale non è cambiata tanto, si è solo appiattita. La radio è diventata leggera, si insinua, si può fare da qualsiasi piazza come voi state facendo in questo momento. Il mobile è diventato una radiolina, è finita dentro gli smartphone. La radio è un modello delle cose che cambiano ma non muoiono.


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07 giugno 2014
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